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Roccamorice - El Diablo: RETTIFICA

Rettifica: la prima salita di El Diablo non è di Andrea D'Addazio, come scritto erroneamente nella prima stesura, ma è di Mauro Calibani.

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Mauro Calibani
Mauro Calibani
Ar. Daniela Feroleto

Il breve articolo sulla libera di Andrea D’Addazio di El Diablo, a Roccamorice, pubblicato da me circa due mesi fa, ha subito una importante modifica, a seguito della cortese segnalazione di Daniela Feroleto, che ringraziamo.

La prima versione dell’articolo oggi non è più disponibile. È stata sostituita dalla versione corretta, in cui si dice che la prima salita della via è stata fatta da Mauro Calibani il 6 ottobre 1997, assicurato da Maurizio Felici, mentre Andrea D’Addazio ne ha fatto (probabilmente) la prima ripetizione. Nella versione errata e non più disponibile invece la prima salita era ERRONEAMENTE attribuita ad Andrea D’Addazio.

Visto che l’articolo è rimasto in rete per diverse settimane, ed ha avuto centinaia di letture nella sua forma errata, abbiamo il dovere di pubblicare una esplicita rettifica, e di fascicolarla con l’articolo corretto.

Ci scusiamo con i nostri lettori per avere pubblicato questa inesattezza. A nostra discolpa possiamo dire che l’unica traccia scritta di questa libera era contenuta negli appunti privati di Mauro Calibani.

Appunti di Mauro Calibani
Appunti di Mauro Calibani
Ar. Daniela Feroleto

Ventidue anni al giorno d’oggi non sono solo il tempo di una generazione; sono il passaggio di un’epoca. Alla fine degli anni ‘90 gli scalatori di monotiri erano ancora una piccola élite di pionieri e di sperimentatori: si conoscevano tutti tra loro, comunicavano con mezzi analogici (telefono, cartoline, articoli su carta stampata), erano tutti molto fighi e non sentivano (beati) l’esigenza di comunicare al mondo ogni loro libera. Perciò all’epoca  la notizia della libera non venne riportata su nessuna rivista specializzata, né fu in seguito annotata da Mauro Calibani su uno dei tanti database disponibili nel Web. La si conosceva nel giro, e questo probabilmente bastava.

Lo stesso si poteva dire per il mondo del Web e per quello dei telefoni cellulari. Il web esisteva, i cellulari esistevano, i personal computer pure, ma le persone in grado di usare questi mezzi per le loro comunicazioni erano ancora poche. Io ero tra queste, e, sebbene dalla periferia del mondo informatico (perchè l’Italia dagli anni ’70 in poi è sempre stata una periferia, dal punto di vista della tecnologia informatica), assieme ad altri partecipavo con entusiasmo  e passione a un fenomeno che pareva che chissà dove ci dovesse portare. Ricordo bene che all’epoca, scherzando, chiamavamo la tecnologia cellulare e il web “La Grande Magia dell’Uomo Bianco”, e che, mentre lavoravamo su Linux, tutti connessi tra noi via rete, ci sentivamo molto fighi ed eravamo certi che quello che stavamo facendo doveva servire per scopi eccezionali: il monitoraggio della salute delle persone, dello stato di conservazione delle opere d’arte, le trasmissioni di dati da sonde spaziali. Si discuteva se fosse moralmente accettabile usare questa tecnologia per usi militari (discussione sciocca: era nata per usi militari). Ricordo anche l’orrore radical chic che provammo quando i commerciali della allora Telecom ci dissero che la maggior parte delle telefonate che si facevano con i primi cellulari (allora c’era ancora la tecnologia analogica DECT) servivano per dire “Tra 5 minuti arrivo. Butta la pasta!”. Quello fu il segno evidente che la più estesa macchina del mondo (la rete, con i suoi router, e le sue connessioni ramificate sotto gli oceani, nelle valli tra le montagne, e tra i satelliti), spinta da forti interessi commerciali, si stava muovendo in una direzione che non era proprio quella che noi ci immaginavamo.

Oggi la strada che si prefigurava 20 anni fa è stata percorsa, e tutto è cambiato.

La scalata da disciplina elitaria sta per diventare quasi un fenomeno di massa, che interessa sempre più grandi aziende, che in passato si sono occupate d’altro. Le palestre sono strapiene, e probabilmente questa disciplina si sta trasformando in qualcos’altro (non chiedetemi cosa, perché non lo so).

Per l’informatica e il web, la rivoluzione è stata ancora più evidente ed è sotto gli occhi di tutti. Il Web ha quasi sostituito i giornali e la televisione come fonte primaria di informazione. Il personal Computer si usa solo per lavoro. Solo gli over 40 lo usano per scrivere e per navigare si internet, mentre gli under 40 lo hanno vantaggiosamente sostituito con lo smartphone. Le app hanno preso il posto dei programmi su PC, ed anche dei libri di manualistica (il posto dei libri di narrativa non sarà così facile da prendere, credo).

In molti ambienti della società si può constatare uno scollamento tra generazioni. Gli over 45 lo smartphone lo usano in prevalenza per telefonare, frequentano il web in maniera moderata, usano pochino le app (questo non vale per gli addetti ai lavori come me che scrivo, ovviamente). Quelli più giovani, invece, comunicano i prevalenza su chat, non telefonano quasi mai (usano quei maledetti messaggi vocali), e smanettano continuamente con le app. La comunicazione tra generazioni diverse non è mai stata facile, ma oggi è più che mai difficile perché alle difficoltà dovute alla differenza di età e di maturità, si aggiungono anche quelle dovute all’uso di mezzi diversi.

Mauro Calibani
Mauro Calibani
Ar. Mauro Calibani

Capita così che se i membri di un gruppo di giovani scalatori non trovano la notizia della libera di una via sul web, non la trovano su nessuna guida cartacea, né digitale, non la trovano in nessun database pubblico, in perfetta buona fede pensano che la via non sia stata liberata. E non contemplano nemmeno l’idea di mettersi a fare delle telefonate per chiedere agli scalatori dell’epoca se ne sanno qualcosa. Devo dire che questo vale pure per me, che sono over 50, ma pratico l’elettronica dagli anni ’90: sono così assuefatta a trovare tutto quel che mi serve da sola con dei click sul web e con qualche scarico di app, che oramai nemmeno a me viene più l’idea di chiedere a qualcuno.

E così è capitato che abbiamo scritto, in perfetta buona fede, una cosa sbagliata. Per fortuna Daniela Feroleto ci ha avvisato dell’errore, e ci ha consentito di salvare l’onore, facendo questa rettifica.

Voglio chiudere questa rettifica con qualche considerazione personale sui protagonisti di questa disavventura. Andrea D’Addazio è un appassionato di vie storiche. Se fosse uno in cerca di prime salite a tutti i costi frequenterebbe le falesie di recente chiodatura e si ingaggerebbe sulle linee appena chiodate. Invece se na va quasi sempre nelle falesie storiche, alla ricerca di vecchie vie con poche ripetizioni. Quando la via ha una sola ripetizione, da parte di un top climber, va in visibilio. Liberarla per lui è una specie di pellegrinaggio, è una esperienza unica. Se avesse saputo che El Diablo aveva una prima salita di Calibani, risalente addirittura a 22 anni fa, dopo la libera ci avrebbe scritto una poesia.

Ignorando la prima salita di uno scalatore così importante Andrea non aveva nulla da guadagnare e tutto da perdere. Credo che questo, assieme a questa nostra rettifica, basti per difendere la sua onorabilità e la sua onestà sportiva.

Voglio aggiungere, poi che questa rettifica non è di nessuna utilità per Mauro Calibani, campione del mondo, e con un grado massimo liberato ben superiore a quello di El Diablo. La libera di El Diablo non aggiunge e non toglie nulla alla sua gloria sportiva, perché ha fatto tante altre cose più prestigiose. Segnalando questo errore Daniela Feroleto si è esposta per rimediare a un problema di disinformazione (parole sue), ma senza nessun vantaggio per lei o per Calibani. Se avesse voluto metterci in difficoltà, avrebbe taciuto ed aspettato che qualcun altro facesse scoppiare la bomba di fango. E poi godersi il polverone, magari facendo apprezzamenti sarcastici. Prima o poi sarebbe successo. Perciò dobbiamo solo ringraziarla. Perché invece di tacere ed aspettare, con molto garbo e signorilità ci ha fatto notare un errore.

Per quel che riguarda il grado 8c proposto per la via, contro l’8a+/8b proposto da Calibani, mi limito a riportare la discrepanza di valutazione. Sono stata l’amministratore di Climbook per più di 3 anni, e lì, nel ritrovo virtuale dei jollisti, bloccavo ostinatamente qualsiasi discussione sui gradi. Ora che me ne sono andata e che gestisco un sito tutto diverso, che (guarda caso) è incentrato sulla apertura di nuove via e di nuove falesie e sugli aspetti di bellezza e di sicurezza, piuttosto che sulla difficoltà, non chiedetemi di parlare di grado. Non ne avevo voglia prima, figuratevi ora..

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