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La Falesia di Falcioni

La guida della Falesia di Falcioni, scritta da Lorenzo Rossetti, è stata appena pubblicata su ClimbAdvisor come aggiornamento gratuito della Gola della Rossa.

Falcioni, è un luogo dalla lunga storia: le sue pareti sono state frequentate dagli anni 70 fino ad oggi. L'autore ce ne parla.

Falcioni
Falcioni
Lorenzo Rossetti

Se uno studente di sociologia dovesse svolgere una tesi sull’arrampicata allora la parete sud ovest del Monte Revellone potrebbe essere uno dei luoghi migliori dove studiare l’evoluzione dell’ultimo secolo di arrampicata classica e sportiva locale. E come al solito l’evoluzione non è una parabola ascendente ma un sistema di scalini dove in poco tempo le cose cambiano per poi restare immutate per molto più tempo. Se escludiamo dalla storia (solo perché non ci sono testimonianze storiche ufficiali) tutte le escursioni e arrampicate di pastori, legnaioli ed avventurieri che avevano di certo messo le mani e i piedi sulle rocce del Monte Revellone e quindi sulle pareti di Falcioni bisogna arrivare agli anni ’30 per certificare le prime ascese di stampo classico collegate all’attività delle sezioni CAI locali più o meno contaminate da visitatori esterni alle stesse. In quegli anni i telefoni non esistevano per lo meno nelle case comuni. Per cui per scalare una parete ci si scriveva delle lettere o si prendevano accordi verbali a lungo termine. Si passa poi al periodo della fine anni ’60 dove il telefono fisso plastificato SIP era oramai in quasi tutte le case. Probabilmente dopo incontri in sezione gli arrampicatori che ruotavano attorno alle sezioni CAI si potevano anche chiamare al telefono per programmare un uscita. Pur non avendo a disposizione applicazioni tipo meteo.it o meteoradar beneficiavano già delle previsioni impeccabili del Generale Edmondo Bernacca che avrebbe sancito delle condizioni ottimali o meno per la pratica dell’arrampicata. 

Falcioni
Falcioni
Lorenzo Rossetti

Negli anni ’80 imperavano ancora i telefoni fissi plastificati e una banda nutrita di arrampicatori, alcuni cresciuti in seno alle sezioni CAI, altri meno e appartenenti alla diaspora dell’arrampicata sportiva (ripugnata fortemente dalla barbe pizzute del sodalizio), chioda e risolve tutte le linee più belle e importanti della falesia. Il livello massimo espresso si assestava sul 7a e per come si articolano le pareti di Falcioni era il grado giusto per gli ultimi problemi da risolvere. Le vie che considero più difficili Popeye e Katmandù ricordano quel periodo fantastico di ascesa al livello 7. Vanno fatte e liberate per capire quanto quella generazione sognava in grande. Ma veniamo all’epoca dei cellulari e degli sms. Senza non poche critiche richiodo a fix tutti i tiri che reputo vicini allo stile del periodo. Siamo negli anni ’90. Alcuni rimangono pressoché immutati altri vengono rettificati ma mantengono lo stesso stile. Quando richiodo una vecchia via rimetto il fix sempre là dove ci stava uno spit, un chiodo o un cavetto consapevole che l’ingaggio è parte fondamentale del fascino di certi tiri. Passano altri 20 anni e un nuovo progetto di richiodatura, questa volta guidato dalle scuole di alpinismo e arrampicata libera delle sezioni CAI locali, rimette mano a gran parte dei tiri del primo settore ora completamente resinato a golfari INOX. Ovviamente le vie vengono ancora una volta rettificate e dove possibile allungate. 

Falcioni
Falcioni
Lorenzo Rossetti

Nell’epoca degli smartphone e degli interventi dell’elisoccorso per una caviglia slogata l’arrampicata ha subito un tracollo per tutto quello che riguarda l’aspetto esplorativo e avventuriero ma di certo ha guadagnato in termini di godimento e sicurezza. Da una pratica locale  di pochi è diventata un’attività di centinaia di persone diffusa in tutta la regione. L’esperienza odierna in una falesia ex-palestra di roccia dove decine di tiri si assestano sul grado 6a/6b è piacevole, formativa e divertente specie per chi si approccia all’arrampicata per la prima volta. Il progetto di richiodatura è incompleto ma i fix e placchette dei settori di sinistra sono ancora in buono stato e così pure le soste. Attenzione però! Spostandosi dal settore del pilone centrale al triangolo le protezioni si distanziano (e speriamo che così distanti rimangano in futuro) richiedendo impegno cerebrale oltre a quello fisico. Prestare attenzione anche ai tiri più difficili perché spesso caratterizzati da brevi e intense sequenze. Le estati sono fresche al mattino e gli inverni caldi nel pomeriggio fino al tramonto. Quando avrete modo di scalare queste rocce ed apprezzare alcune prese levigate e ammorbidite dall’usura specie dei tiri facili non lamentarvi dell’unto. Pensate a quei pochi arrampicatori che con attrezzatura rudimentale e tanto spirito di immaginazione si sono spinti a tanto regalandoci dei tiri di cui oggi possiamo ancora godere. Le sensazioni che questa fantastica disciplina ci regala rimangono immutate nel tempo.   

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