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Intervista a Pierluigi Bini - Parte Seconda

Parte 1 / 2
Pierluigi Bini sulla "Vinatzer-Peristi" alla Stevia, Gruppo delle Odle - Luglio 1979
Pierluigi Bini sulla "Vinatzer-Peristi" alla Stevia, Gruppo delle Odle - Luglio 1979
Angelo Monti

Io sono stato un alpinista ma anche un arrampicatore sportivo, ho arrampicato su ponti e muri per anni, quindi "involontariamente" ero un applicatore sportivo, Ciampino era la mia palestra ciampino, Massimo Marchegiani  l'aveva vista andandosi ad appartare con la sua ragazza e mi disse di questo posto, poi lui non ci Ë mai venuto ed io ci andavo con Angelo Monti, quondo ho visto il posto quasi non ci credevo! A Roma! Poi il ponte sulla Casilina... e avevo scoperto un posto a Capannelle con una situazione simile, poi è diventato un cimitero di gomme che a un certo punto prese fuoco e venne sotterrato, era bello quasi come Ciampino e ci andavo solo io, una volta ci portai Giorgio Mallucci e Gianni Battimelli, io ci andavo con la bici (allora non avevo neanche l'auto) per allenarmi, basta che stavo attaccato a qualcosa... quindi arrampicatore sportivo "involontariamente".
Come scarpe utilizzavo anche le EB, le usavano già i grandi scalatori dell'epoca anche in Inghilterra.
Mi piaceva il confronto con i forti, se vedevo con gente forte prendevo spunto da loro, come quando vidi Mariacher slegato sulla Micheluzzi al Ciavazes e che io pensavo di essere già molto allenato ma mi fece capire che potevo fare di più. Io stavo con il Vecchiaccio (Vito Plumari) sulla Micheluzzi e mi vidi questo passare slegato... E' stata una giornata mitica! C'erano i Ragni di Lecco (anche loro casualmente su quella via) che erano scombussolati, erano molto giovani, sulle Dolomiti per la prima volta e si imbatterono nel Vecchiaccio che fece una scena la sotto terrificante con le uova e e le buste, fece un macello... I Ragni ci davano per condannati a morire subito e invece andavamo come schegge, se si bloccava lo tiravo su, tanto non pesava niente, quell'altro (Mariacher) che passava slegato a 300 all'ora! Poi lo vidi riscendere da un'altra parte e risalire da un'altra parte, poi riscendere... ho pensato che fosse una rivoluzione! Comunque sono stati dei momenti irripetibili. Alla fine della mia attività poi andai in Yosemite, ma già pensavo ad altre cose, le prime fidanzate, le macchine... fatto sta che non feci quasi niente in America, anzi me ne andai proprio... a un certo punto salutai tutti e me ne andai perché dovevo tornare a Roma a fare altre cose.
Poi ripresi ad arrampicare, dai 15/16 anni ai 19/20 anni avevo fatto solo quello, avevo smesso di andare a scuola, quando mi chiamarono al servizio militare successe un macello, ci è mancato poco che mi arrestassero, perché me ne andavo, scappavo scavalcando i reticolati dell'aeroporto di Viterbo perché volevo andare ad arrampicare e basta, pensavo "mo questi mi tengono un anno qua e io muoio! Non mi fanno arrampicare, non mi fanno fare niente!" Capirai ero rovinato... ogni tanto si presentava Vito con la moto all'aereoporto a prendermi... Quindi, quando hai 20 anni e per cinque anni ha fatto solo quello a un certo punto poi vuoi scoprire qualche altra cosa...
Poi dopo tanti anni mi è tornata la voglia di alpinismo, la variante nuova alla Via dei Francesi sulla cima ovest di Lavaredo per esempio, io penso che una volta sistemate alcune cose della tua vita poi si torna un'altra volta ai vecchi amori, magari con una testa e un approccio diverso perché i primi cinque anni sono stati "miracolati", li ricordo come gli anni più belli e più e più intensi di tutta la mia vita e ci torno molto spesso col pensiero.

Pierluigi Bini - Bouldering sotto al Piz Ciavazes - Agosto 1979
Pierluigi Bini - Bouldering sotto al Piz Ciavazes - Agosto 1979
Ar. Pierluigi Bini

Una bella storia, sono diventato anche un punto di riferimento come lo sono stati altri per me. Io avevo una grande ammirazione per quelli della SUCAI quando li vedevo fare quelle cose... mi sembrava impossibile poterle fare, e poi invece con la scoperta delle superga ho fatto il salto di qualità, perché vidi Rys' Zaremba, che poi mi portava dietro perché vide in me un possibile piccolo talento, e mi portò sulle Dolomiti. E li successe un po di tutto, lui era molto lento, era normale bivaccare sulle vie, la prima via che mi fece fare in Dolomiti, un po incosciente anche se avevo già fatto una solitaria (ma con la corda) al Gran Sasso, fu la via del Torso al Piz Ciavazes completamente slegati... non avevo neanche 16 anni! E' stato davvero incosciente...  io ero preda dell'esaltazione e ho fatto slegato questa via di terzo e quarto grado, ma era quarto grado delle Dolomiti... nel senso che se tu stai in questo cammino è quarto grado ma se ti sposti di appena mezzo metro diventa quinto e non puoi sbagliare. Lui mi guidava, mi diceva come fare però...
Ci è andata bene, ci è andata bene diverse volte... io penso che ora ci penserei una fare slegato quella via, cioè adesso con tutta l'esperienza che ho se dovessi andarci domani a fare slegato quella via non so se ci andrei. Per fare certe cose poi ti devi allenare, devi metterti nella condizione psicologica giusta, devi arrampicare tutti i giorni. Allora io arrampicato tutti i giorni, o su un albero o su un campanile o su un muro della Casilina, poi Ciampino, Morra, Circeo e poi Monte Leano perché Sperlonga non c'era ancora... due giorni arrampicavo e uno andavo al ponte. E quando stavo fermo andavo a correre, facevo 10 km di corsa. Ero fissato con le diete, ero la rovina di mio padre e mia madre, un ragazzino di 17/18 anni con la bilancetta... ero magrissimo. Con quella forma e le motivazioni che trovavo nei libri, Stefano Ardito mi prestò un libro di Gogna (Un alpinismo di ricerca) e io gliel'ho restituito sette/otto mesi dopo tutto usurato per quante volte lo avevo letto. A scuola non ci andavo però i libri di alpinismo li conoscevo tutti... è stata una bella scuola di vita. Si rimane molto legati a queste cose, e poi io sono sempre combattuto, adesso ho deciso che mi devo allenare, quindi zucchero pochissimo, il pane e pasta non li mangio... mi piacerebbe anche solo andare a ripetere la Dori a Leano per farla con come dico io, cioè farla quasi con l'obiettivo di come la facevo allora, anche se con la stessa leggerezza è praticamente impossibile, perché dovrei arrampicare sempre, tutti i giorni. Personalmente arrivo a certe cose solo quando quando arrampico tutti i giorni. Quando però riesco ad arrampicare tutti i giorni devo dire che sono rimasto un po meravigliato, perché al Morra un paio di anni fa ho fatto ho fatto 3 mila metri da solo... considera che due anni fa facevo 57 anni quindi se ci si allena tutti i giorni forse si ottengono ancora certi risultati.
Se riesco ad andare un po di giorni di seguito vedo che faccio dei grossi miglioramenti, ma ti devi scordare il lavoro, la moglie, tutto... poi però arrivano le bollette da pagare. Si continua finché che la si fa, certo mi rendo conto che il calendario è impietoso.

22/07/1979 - Pierluigi Bini sulla via "Tissi al Pan di Zucchero", Gruppo della Civella
22/07/1979 - Pierluigi Bini sulla via "Tissi al Pan di Zucchero", Gruppo della Civetta
Angelo Monti

- 40 anni fa hai anticipato tutto quello che si fa adesso.

Diciamo perché sono capitato proprio in quel momento storico, c'era questa evoluzione, questo cambio dal classico andando verso lo sportivo, allenamento sistematico e calcolato. Adesso l'arrampicata sportiva è proprio un'altra cosa, è diventata una cosa a se, c'è chi non sa neanche cosa sono le montagne... c'è anche chi lo sa ma non gli interessa proprio... eravamo dei tipi un po scanzonati, con le tute da ginnastica, prima c'era la divisa da alpinista, I Ragni di Lecco quando ci hanno visto mi avevano bollato subito, quando mi hanno visto con la tuta, poi quando hanno visto Vito lasciamo perdere... loro erano tutti omologati con col maglione con il ragno, tutti vestiti con la maglia rossa, erano un'istituzione... la maggior parte erano così e ti guardavano le superga chiedendoti: "ma tua arrampichi con quelle cose li?"
Adesso l'arrampicata della palestra si sta avvicinando alla ginnastica artistica con le figure acrobatiche predefinite. Comici nel 1933/35 prima della seconda guerra mondiale, aveva una grande plasticità, veniva dalla ginnastica artistica come anche Patrick Edlinger, diventa arte.
Quando vedo Bolle penso che potrebbe essere stato un grande scalatore.
Ma il fisico non basta ci vuole anche una grande passione che ti fa affrontare la paura, poi la paura ti rimane sempre per fortuna ma pure quella la alleni, ti alleni all'estremo, a stare sempre con quello stress addosso, a stare con quell'attenzione addosso che anche se apparentemente sembra che non ci sia è sempre presente, la percezione del rischio ce l'hai. Anche la scelta dei compagni di cordata è importante e farli allenare per quello che tu hai intenzione di fare, vedo che è sempre più difficile trovare persone adesso che accettano questi parametri. Io portavo la gente al Morra e la facevo allenare insieme a me, gli facevo fare tiri su tiri fino a che non capivo di poterli portare con me e infatti poi con l'esperienza cominci ad avere un gruppetto.  
Negli anni 70/80 andavamo spessissimo anche al Circeo, ci sembrava di stare in Dolomiti, ci ha fatto tanta scuola, e io sono sempre molto riconoscente verso Giorgio Mallucci, Roberto Ferrante, Franco Cravino... quel gruppo di persone che ha fatto tanto, per esempio a Leano, Dado Morandi, tutte le vie su cui abbiamo passato un sacco di tempo, poi sono arrivati questi ragazzetti che hanno scombussolato le cose... ma io ho sempre avuto buoni rapporti con tutti. Qualcuno mi dava del matto perché arrampicavo slegato, ma non davo fastidio a nessuno, ho sempre fatto la mia attività, c'era quello che diceva che eri matto e poi c'erano pure quelli che ti ammiravano. Pure con le nuove generazioni sono sempre stato in buoni rapporti, con Andrea Di Bari e Stefano Finocchi abbiamo anche un po arrampicato insieme, poi Luca Grazzini e i Vermi (Roberto e Giuseppe Barberi) per me sono tutti amici, anche Marco Forcatura e Maurizio Tacchi che ho visto al Morra che avevano 14/15 anni, C'era Angelo Monti che faceva un po' da tramite ma il circuito era quello, quindi noi ci siamo sempre incontrati e i rapporti erano ottimi. Io poi sono sempre stato uno che come vedo la polemica mi defilo, non vado a cercare provocazioni.

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