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Storia dell'Alpinismo e degli uomini che hanno sfidato le montagne - Parte I

Il rapporto tra l'uomo e la montagna è sempre stato complesso. A volte sfida, a volte templi, a volte rifugi, le montagne hanno sempre fatto parte del nostro immaginario, e l'uomo ha sempre praticato un qualche genere di alpinismo.

Umberto Fausto Silvestri, giornalista e manager sportivo, dà inzio a una piccola serie di articoli sulla storia di questa disciplina. Cominceremo con una carrellata veloce, e poi via via seguiranno articoli di approfondimento.

Parte 2 / 5
Storia dell'Alpinismo

Al di là delle nuvole

Da molti anni le cronache ci hanno abituato a notizie drammatiche d’incidenti in montagna con esiti mortali.

Tragedie spesso evitabili se ci fosse maggiore attenzione e più perizia da parte di coloro che si cimentano in traversate e arrampicate sui monti e se, come dicono gli alpinisti più esperti, le montagne non fossero viste come un luna park dove possono salire tutti senza allenamenti specifici e conoscenze di base.

 

Certo, poi ci sono le fatalità che in un ambiente ostile come quello montano, soprattutto in certi periodi dell’anno non sono prevedibili, ma è ovvio che l’aumento degli incidenti è anche strettamente correlato all’aumento di coloro che per sport o per passione praticano alpinismo o l’arrampicata, che negli  ultimi anni si sono moltiplicati.

Storia dell'Alpinismo

Le tragedie

Le grandi montagne, sono da sempre teatro di terribili tragedie, nonostante le attrezzature e le tecniche per le scalate oggi siano migliorate e più efficienti. 

Uno dei primi grandi incidenti che causò la morte di cinque scalatori avvenne il 28 Agosto del 1905 durante l’ascesa del Kangchenjunga, la terza montagna più alta del mondo.

All’Everest invece, oltre all’altezza, spetta anche il triste primato del numero di vittime durante le scalate: più di 250 comprese tra gli anni venti e i  giorni nostri; vittime che nella maggioranza dei casi  sono ancora lì, sepolte tra i ghiacci, precipitate nei crepacci o adagiate e ancora visibili lungo i pendii con i loro corpi scheletriti e scoloriti. Il più famoso dei quali è quello di Tsewang Paljor, un alpinista indiano morto a 28 anni nella tempesta del 1996, raccontata dal film Everest  e conosciuto come “Green Boots” per gli stivali verdi che indossava  al momento dell’incidente, che  in certi momenti, soprattutto con lo scioglimento delle nevi, sono ancora visibili agli alpinisti che percorrono quei pendii.                                                                     

Statisticamente,  le montagne più pericolose del mondo, in base al rapporto scalate/incidenti, risultano essere il K2 e l’Annapurna  della catena dell’Himalaya, ma ognuna delle grandi montagne in tutti i continenti, ha richiesto e  annovera tra le sue nevi, i ghiacciai, i dirupi e i crepacci, decine di vite spezzate.

Storia dell'Alpinismo

La storia dell’Alpinismo

È universalmente riconosciuto ormai, che l’alpinismo moderno nasce nel 1786 con la conquista del Monte Bianco da parte dei francesi Balmat e Paccard.

Non che prima altri uomini non si fossero spinti fino a quelle altitudini…anzi.

Le scoperte di questi ultimi anni (l’uomo di Similaun e l’uomo del Mondevale) ci dicono che già nella preistoria i nostri antenati si spostavano ad altezze considerevoli per cacciare o addirittura per propiziare riti religiosi.

 

È cronaca che nel 1492 sui monti della regione francese del Vercos, Carlo VIII fece posizionare tre croci e costruire una piccola cappella.

 

 

Parliamo degli antipodi dell’alpinismo che non aveva nessuna finalità scientifica o sportiva.

L’illuminista de Saussure invece, organizzò quella spedizione del 1786 per effettuare misurazioni e studi, ma anche per una sete di scoperta che ben presto divenne la motivazione prevalente di tutti coloro che incominciarono a cimentarsi con tali imprese.    

 

continua...

 

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