Salta al contenuto principale

Storia dell'alpinismo e degli uomini che hanno sfidato le montagne - Parte II

L'alpinismo dalla conquista del Monte Bianco fino agli anni '70: i protagonisti, le caratteristiche, le modalità.

Parte 1 / 5
Parte 3 / 5
Storia dell'alpinismo

L’Alpinismo diventa “disciplina sportiva”   

Nei successivi cento anni, furono conquistate molte delle più alte vette alpine tra quelle conosciute, tra le quali il Monte Rosa, il Monviso, la Marmolada e infine il Cervino che si arrese all’inglese Edward Whymper dopo un’aspra contesa con altre cordate di scalatori in competizione fra di loro, alcuni dei quali trovarono la morte in un tragico incidente.

E’ in quel periodo che nasceranno i primi club che saranno la base per l’alpinismo moderno e sportivo del quale francesi e italiani saranno per molti anni gli alfieri.                                                              

Tuttavia, dopo la Prima Guerra Mondiale, saranno i tedeschi e gli austriaci i più strenui cultori di quello che si andava definendo come “sport”, creando scuole di arrampicata e inserendo la pratica dell’allenamento sistematico.

Alla sfida l’Italia rispose mettendo in gioco grandi personalità del calibro di Emilio Comici e Luigi Micheluzzi solo per citarne alcuni che, insieme ai fratelli austriaci Franz e Toni Schmid e ai francesi Jacques Lagarde e Lucien Devies, completarono grandi ascensioni e portarono a termine molte imprese.

Mentre nel 1938 la cordata italiana composta da Riccardo Cassin, Ugo Tizzoni e Gino Esposito, lungo lo sperone  Walker conquistò la Nord delle Grandes  Jorasses,  i tedeschi Heckmair e Vorg e gli austriaci Harrer e Kasperek conquistarono l’Eiger (Oberland Bernese) che aveva mietuto numerose vittime.

Storia dell'alpinismo

L’attenzione del mondo

L’alpinismo in quegli anni aveva conquistato consensi e attenzioni “mediatiche” e i suoi frequentatori , sempre più numerosi, diventarono presto degli eroi, conosciuti e amati, fino ad essere inserito, nel 1932, nei Giochi come disciplina olimpica.

Il dopoguerra fu caratterizzato da una serie di novità tecniche che ne rivoluzionarono la pratica, come l’introduzione della suola Vibram nelle scarpe e l’evoluzione del “chiodo” da parete, che venne prodotto in varie fogge e misure, arrivando infine a quello a pressione.

E’ questo il momento delle grandi “ripetizioni” solitarie e invernali, dei grandi itinerari degli anni trenta ed è anche quello di maggior interesse da parte dei media e della stampa che, nella logica del sensazionalismo che si andava facendo strada, erano spesso più attenti alle tragedie e alle polemiche che all’informazione.

Storia dell'alpinismo

La prime  conquiste

Il dopoguerra fu anche l’epoca delle  esplorazioni extraeuropee, riprese dopo i pioneristici tentativi del Duca degli Abruzzi ( Il ghiacciaio del Baltoro in Pakistan sui monti del Karakorum) e quelli più concreti ma ancora velleitari data l’attrezzatura, degli anni ’20 e ’30 di Mallory e Irvin sull’Everest e dei tedeschi sul Nanga Parbat.

Nel giro di pochi anni furono conquistate tutte le maggiori vette sopra gli 8000 metri, tranne eccezioni legate a motivi politici (Shisa Pangma conquistata dai cinesi nel 1964), tra le quali anche la più alta come l’Everest nel 1953 da Hillary e Tenzing e la più difficile, il K2 nel 1954 ad opera dei nostri scalatori Compagnoni, Lacedelli e….Bonatti. Che per lunghissimo tempo e fino ai giorni nostri fu tema di polemiche e recriminazioni.

Furono spedizioni che videro un larghissimo dispendio di mezzi e con  il sistematico uso di ossigeno e corde fisse.

Ci fu un grande impegno organizzativo da parte dei club nazionali e degli stessi governi e rappresentarono, con la loro organizzazione di tipo militare, un’eccezione nel panorama solitamente libertario del grande alpinismo di allora.

Tuttavia si trattò di imprese d’indubbio valore, che richiesero ai loro protagonisti immani sacrifici e un tributo di vite notevole le cui modalità rimasero le uniche considerate possibili fino agli anni ’70 del secolo appena passato, nonostante alcuni precursori come Buhl e Dimberger sul Broad Peak, avessero dimostrato la possibilità di muoversi in modo più leggero e meno impattante.

 

continua...

 

Parte 1 / 5
Parte 3 / 5

Commenta

Testo semplice

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
  • Indirizzi web ed indirizzi e-mail diventano automaticamente dei link.