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Pablo: ricordi e storie palermitane

L'articolo di oggi è una bellissima lettura. Andrea Imbrosciano ci racconta ricordi ed emozioni dei suoi viaggi a Palermo, agli inizi del 2000. In uno di questi chiodò i primi 10 tiri di Pablo, assieme a Fabrice Calabrese.

Pochi minuti di lettura per entrare in una atmosfera speciale. Buon inizio di settimana a tutti!  

 

Pablo, primi anni 2000
Sotto le pareti del Monte Pellegrino, 2003 circa
ar. Andrea Imbrosciano

Palermo!

Una particolarità, qui alcuni quartieri, oltre alle proprie caratteristiche di vita e culturali possiedono un sito di arrampicata come se fossero molte città. Quindi Palermo città di arte e cultura resta un ottimo connubio tra turismo urbano ed attività outdoor. Febbraio 2003

Era già inverno in continente, ma qui si stava bene, un tiepido sole invogliava a muoversi e provare tiri. Ammetto era già un po’ caldino per noi spalatori di neve.

Dopo un esaltante serata Palermitana passata con Igna amico, guru, storico arrampicatore locale ed i componenti delle bande, certo non musicali, riunitesi momentaneamente per dare il bene arrivato al continentale o per capire cosa e come si facesse oltre lo stretto, vi assicuro loro erano già bene avanti, perdendoci in un ennesimo racconto davanti ad uno scarrozzo.

Ci troviamo, come nella tradizione locale, non prestissimo a Valdesi, un parco cittadino di arrampicata, pensa è raggiungibile in bici dal centro passando per la Favorita o addirittura in bici da ogni dove. Ad un passo dal mare e da un bar dove si può consumare ogni ben di Dio e gli arancini al forno che grazia! a detta di un palermitano son cosa buona.

Dopo alcuni tiri dividendomi tra i due gruppi decisi di farmi una passeggiata “miiiiiiiiiiii dove vai?” vado li verso il Bunker. Sono sempre stato affascinato dalla roccia, ma molto di più dai sui colori. Costeggiando la parete a testa in su non mi accorsi di tale bellezza perché stavo guardando troppo in alto, la roccia di questo versante di Monte Pellegrino è superba stranamente lavorata, bianca il più delle volte e con buchi geometricamente tondeggianti.

Palermo, 2003 circa
Palermo agli inizi del 2000
ar. Andrea Imbrosciano

Mentre sognavo di salire tra quei colori, una voce, dico voce perché non capii neppure una parola mi distolse da tale fantasia. Un tipo mi indicava di avvicinarmi e con lui prendere un caffè che stava lì lì per uscire da una moca di altri tempi. Si, abitava lì nel grottino di sinistra del settore.

Stetti per un po’ ma poi sentì che mi cercavano e tornai indietro, lui mi pregò di tornare a trovarlo e portare qualche amico per parlare di cose viste e gente incontrata.

Non era Pablo, questa era una linea aperta li dal visionario Roby Manfrè nel suo inconfondibile stile, l’unica del settore. Dove c’è il pane non ci son denti e viceversa. Restai altri due giorni ma non mi azzardai neppur minimamente nel proporre di aprire tiri alterando modi e tempi ed abitudini dei miei ospiti e poi li in quel posto……….

Tra tutti Fabrice Calabrese si dimostrò il più entusiasta, ancor di più del desiderio che aveva di pastina all’uovo in brodo. Misi insieme giorni liberi e materiale e fui di nuovo lì. In segreto non facile da mantenere in quella città, nulla sfugge ad attrezzar tiri con l’intento di far un regalo agli arrampicatori e soprattutto una festazza di inaugurazione alla sua base. Questo sito ha una particolarità non da sottovalutare per questa città è in ombra e in quel periodo non c’erano tanti siti o almeno ce ne erano pochi utilizzabili con le giornate di calura.

Pablo, agli inizi del 2000
Sotto le pareti di Monte Pellegrino, inizi del 2000
ar. Andrea Imbrosciano

Che dono particolare, ma non riuscivo a manifestare la gioia tale era l’imbarazzo per quella situazione di disagio che secondo me viveva il Signore delle grotte tale Antonino. Un giorno, credo il successivo, ai primi tiri aperti, salii da Pablo da solo e mi scusai con Antonino, lui con quegli occhi enormi carichi di entusiasmo e piacere disse ”Biddo io ho scelto di stare qui così, nessuno mi obbliga stai bene vivi, vivi questa ora!“ Chiodando per anni ho avuto problemi con i proprietari dei terreni a volte con le istituzioni e ammetto ero un po’ stanco, le parole di Antonino mi hanno dato, sì lo dico, coraggio.

Si siamo pronti, pronti per la grande festa e ci sarà anche Antonino che per l’occasione ha risistemato un po’ il grottino e preparato un tavolo per le leccornie tutte Palermitane.

L’indomani………..piovve come non era mai successo a Palermo. Il settore ormai nominato Pablo in onore del ragazzo visionario era lì che se la rideva contento delle colate di acqua che gli accarezzavano quella lucida pelle di roccia.

Dopo un bel po’ sono tornato in Sicilia ma non per Pablo altre pareti con avvicinamenti inversamente proporzionali mi avevano conquistato, quelle di Mezzogiorno di Pietra. Il settore dopo i primi entusiasmi era stato abbandonato, neppur la comparsa su una guida blasonata ne aveva ridestato l’interesse, Antonino non c’era più, forse trasferito in un'altra grotta magari con vista mare. Molti dei gruppi che non sto qui ad elencare, lo sanno loro, avevano lasciato chi la disciplina e chi l’isola, Igna è ancora lì, lo amo anche per questo. Fabrice che ha lottato non è riuscito a superare quel passaggio estremo ma è lì tra quei colori tra quelle forme e con la passione che noi tutti conosciamo.

Pablo è tutto questo ed ora che fortunatamente ha avuto un'altra gioventù, spero che sia meta di ogni climber viaggiante, Pablo roccia eterna in una città viva. Ciao Pablo

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