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Un drago resterà sempre un drago

In questi giorni in cui alla maggior parte di noi è impedito scalare, non ci resta altro che  sognare e desiderare. Perciò non mi sono stupita  più di tanto quando ho ricevuto un bello scritto di Michele Notari (che ringrazio) sugli ultimi assalti di Adam Ondra a Perfecto Mundo, in Margalef. Un testo che parla di passione sportiva, di tifo; con una evidente proiezione delle emozioni degli appassionati sul campione, e il (fondato? chi sa...) sospetto che invece le emozioni dei campioni siano diverse dalle nostre.  Perciò volentieri lo pubblico e ve lo propongo come lettura di Natale, a commento del video. 

 

 

Ho seguito dall'inizio, come penso la maggior parte dei climbers del mondo, i tentativi di ascesa su Perfecto Mundo 9b+ di Adam Ondra.

Per la prima volta un video documentario a puntate che ti tiene con il fiato sospeso, come la serie TV che adori e della quale non vedi l'ora che esca il nuovo episodio.

In questa occasione non si mostra il risultato "finale" preceduto da qualche prova di libera con annesso volo abissale, qualche ragionamento al tramonto e infine la riuscita, l'arrivo in catena con tanto di urlo disumano e acclamazione da parte di tutti i presenti in falesia, subito seguita dal nostro commento scontato a casa, vabbè Ondra è un alieno, era prevedibile.

Anche il grande Stefano Ghisolfi  ci sta fornendo la seconda salita di The Change un pezzetto alla volta ma c'è una differenza sostanziale, ossia che tutti sappiamo già l'esito quindi siamo tranquilli nell'attesa del capolavoro da lui compiuto (complimenti Ste), sapendo che in ogni caso ci sbatterà in faccia il lieto fine. 

Perché in fondo di cosa abbiamo bisogno per avere la motivazione necessaria, la motivazione forte, la motivazione giusta? 

Oltre la nostra motivazione personale ovviamente. 

Abbiamo bisogno di un filmato di uno dei nostri "eroi", composto da tanti fallimenti e  in ultimo la riuscita positiva, un lieto fine! 

Questo ci sprona, ci invoglia, ci dà la carica! 

Quanti di noi dopo aver visto un video della libera di un grande progetto eseguito da Chris Sharma, Adam Ondra, Laura Rogora, Stefano Ghisolfi, Angela Eiter, Alexander Megos, Julia Charnourdie, Alex Honnold, Tommy Caldwell o di tanti altri mostri della roccia, si sono, passatemi il termine, gasati tantissimo e sono corsi in falesia il giorno seguente armati di sogni e speranze??? 

Scommetto molti! 

Bene, rimettete la grinta nel cassetto, Adam, questa volta, ha fallito l'impresa. 

Condizioni meteorologiche sfavorevoli? 

Uno stile di arrampicata non del tutto suo? 

Un project davvero troppo duro per lui? 

Tante sono le opzioni, tante sono le risposte corrette, ma il risultato, al momento, rimane comunque un ritorno a casa con l'amaro in bocca per il campione del mondo di arrampicata. 

Come è possibile? 

Molto semplice, Ondra non è un alieno come tutti noi pensiamo, bensì un essere umano (particolarmente prestante nella scalata) e come tale ride, piange, esulta, bestemmia, vince, perde, trionfa, fallisce. 

Anche il "più forte" può cedere, anche il "più grande" può non riuscire, anche il "migliore" può abbattersi, anche il "fenomeno" può gettare momentaneamente la spugna. 

Quindi dove sta la differenza tra un campione del mondo e uno sportivo amatoriale? 

Tralasciando quelle scontate come fama, sponsor, coppe vinte ecc..

-Sicuramente una delle più importanti sta nelle aspettative. AO ha tutto il mondo dell'arrampicata in attesa dei suoi risultati, quindi uno stress psicologico notevole, uno sportivo amatoriale, come me ad esempio, a parte qualche amico che "fa il tifo" non ha alcun tipo di pressing addosso se non quello che si autogenera. 

-Un'altra molto rilevante è la resilienza ossia la capacità di reagire a un evento negativo. Quante volte uno sportivo ad altissimi livelli passa per un fallimento prima di poter arrivare ai piani più alti se non alla vetta della piramide? Sicuramente molte più di noi, basti pensare alla mole di ore di allenamento al quale si sottopone un top atleta. 

-In ultimo il ricordo. Chi si ricorderà di noi dopo la nostra morte? I nostri cari, i nostri amici, poi ? Quando anche loro non ci saranno più? Aimè, probabilmente nessuno. 

Il nome di un campione, come quello di qualunque personaggio famoso o storico importante verrà tramandato e studiato negli anni a venire. 

Ma torniamo un attimo al secondo punto, quello che più mi affascina dell'ambito sportivo e della vita in generale, la resilienza. 

Proviamo un attimo a calarci nei panni di Adam in questo raro accaduto, dove tu che sei il numero uno al mondo, vedi altri aver già completato qualcosa che tu non riesci a fare. 

Deve essere maledettamente frustrante. 

È "facile" essere il primo ad prire nuove vie e poi vederle ripetere successivamente, ma quando non lo sei, quando sei il quinto a provare qualcosa che è già stato confermato, quando più volte altri atleti di fama mondiale hanno chiuso qualcosa che ti sta mettendo in difficoltà il castello di carte inizia a vacillare. 

Inesorabilmente arriva il fallimento.

Non si puo continuare a salire all'infinito, ogni tanto ci sta anche qualche discesa e qualche scivolone. La curva ha degli alti e bassi. 

Davanti questo infausto evento si puo reagire in diversi modi sportivamente parlando che possono essere suddivisi in due macrocategorie:

1-Reagisco. Prendo atto della cosa, cerco di capire come mai non sono riuscito, mi alleno ancora di più e poi ritento.Questo processo non avviene per forza con il sorriso in faccia, tanté che si calcola la reazione complessiva e non i momenti singoli, è normale abbattersi e chinare il capo, ma è fondamentale sapersi risollevare e combattere. 

2-Mollo. Mi deprimo e dichiaro sconfitta piangendomi addosso. Il pensiero di non farcela nuovamente è più forte della mia capacità di reagire. 

Penso che non potremmo ricevere insegnamento più bello da lui se non quello di vederlo tornare a tentare quella via cosi difficile a prescindere dal risultato finale. 

Credo che comunque andrà AO si porta a casa una gigantesca lezione:

Anche se sei il numero 1 indiscusso puoi essere sconfitto.

Anche noi ci mettiamo qualcosa nel cassetto in tutto ciò:gli alieni non sono infiltrati nella nazionale di arrampicata della Repubblica Ceca.

È la fine del climber dal collo lungo? 

No, non lo è, probabilmente sarà solo un nuovo inizio. 

Tornerà a provare Perfecto Mundo più avanti? 

Io lo spero! Voi? 

Concludo dicendo che un Drago resterà sempre un Drago e come tale, si sa..... Continuerà a sputare fuoco. 

Forza Adam, non mollare! 

Testo di Michele Notari

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