Salta al contenuto principale

L’arrampicata sportiva : dalle falesie a Tokio

Parte 2 / 3
L’arrampicata sportiva : dalle falesie a Tokio
Da sinistra verso destra:
Bouldering in Sicilia
Climbing in San Vito lo Capo
Climbing in Ferentillo
Tracciatura blocchi a Soriano nel Cimino
Climbing a Roma (Piazza Venezia)
Giovane atleta in gara
Ph. Marinaro, Scornavacca, Smargiassi

Tra poco più di un mese i migliori atleti italiani partiranno per Tokio, per partecipare alla XXXII edizione dei Giochi Olimpici. Uno squadrone di giovani che di certo si farà ammirare  e che sta mettendo in luce il profondo rinnovamento e i cambiamenti generazionali avvenuti nello sporti italiano. Circa 300 ragazzi tra i quali spiccano le matricole dell’Arrampicata sportiva, del Karate, del Surf, dello Skateboarding e del Baseball/Softball. Sarà un’edizione che si prospetta piena di speranze per la compagine nazionale.

In particolare  l’arrampicata sportiva che sarà rappresentata dalla giovanissima romana Laura Rogora, dal trentino Ludovico Fossali e dal bolzanino Micheal Piccolruaz è la disciplina che desta maggior interesse sia per la  spettacolarità dell’impegno atletico ma anche perché nel giro di alcuni anni, nonostante venga considerata ancora pericolosa e estrema, essa è diventata quasi uno sport di massa, con migliaia e migliaia di giovani appassionati che hanno iniziato a praticarla nelle palestre o nelle falesie, con la tecnica alpinistica oppure nella variante boulderista/sassista. L’Italia, in virtù della sua conformazione geografica e morfologica e della varietà del suo territorio è una specie di paradiso per gli arrampicatori, con falesie distribuite equamente in tutto il territorio nazionale in posti e situazioni di incomparabile bellezza. Pensate alle falesie del nord Italia, ad Arco di Trento, a Finale Ligure, in Abruzzo, in Umbria; pensate ai bellissimi monti sul mare della Sardegna, a Cala Luna, Cala Golone, Goloritzé, alla Sicilia con San Vito lo Capo e altre decine e decine di località. Pensate alla Campania nella Costiera Amalfitana, al  Lazio nella parte sul mare con Sperlonga e Gaeta, piene di storia e di bellezza da riempire gli occhi e il cuore; oppure alla parte interna  con Rieti, il Monte Soratte o Soriano del Cimino dove esiste un luogo magico, una zona di grandi massi  come la Faggeta Vetusta, patrimonio dell’Unesco  ove praticare il boulderismo, che gli arrampicatori e i Sassisti Tusciaroli locali in collaborazione con  le istituzioni e l’amministrazione comunale,  nonostante i vincoli paesaggistici, stanno cercando di gestire  nel difficile equilibrio di valorizzare e conservare.

L’arrampicata sportiva sono certo che ci darà grandi soddisfazioni a Tokio e lancerà definitivamente questa disciplina nell’universo sportivo, creando opportunità di svago e crescita fisica e culturale  per i nostri ragazzi  ma anche opportunità economiche, turistiche, occupazionali. Pensate soltanto che già ora, una parte delle aziende  leader nel mondo  che si interessano di attrezzature del settore e che esportano  massicciamente all’estero , sono italiane. Molte località un tempo pressoché depresse soprattutto al sud rivivono grazie al  flusso di denari benedetto   che arriva, soprattutto in periodi stagionali morti (Sardegna e Sicilia in primis)  portato dai  numerosi turisti sportivi che lì vanno a praticare l’arrampicata sportiva . Quindi uno sport giovane, vivace, attento alla natura che sviluppa atletismo e coraggio, riflessione e temperamento  e che si nutre dell’esperienza degli atleti più maturi, che le Olimpiadi di certo valorizzeranno, ampliando probabilmente  il bacino d’utenza dei praticanti. Eppure e nonostante queste premesse e queste opportunità, l’arrampicata sportiva non è ben considerata dalle istituzioni politiche  che raramente  (al di là di poche eccezioni) curano la miniera d’oro del territorio dove insistono le falesie anzi, in alcuni casi come  a Ciampino vicino Roma, in alcune zone della  Sicilia e del nord Italia, sul litorale laziale  e in molte altre regioni esse vengono chiuse per non doversi assumere la responsabilità della loro  manutenzione o per accontentare  interessi privati o di latifondi inutilizzati. Noi auspichiamo un cambiamento di mentalità e d’atteggiamento , una maggiore attenzione istituzionale e politica ma anche una più forte  rivendicazione di spazi di pratica e libertà per gli scalatori da parte degli organismi sportivi deputati, che non dovranno farsi sfuggire l’occasione  olimpica come volano di promozione e di dignità che questo meraviglioso sport merita.

Parte 2 / 3

Commenta

Testo semplice

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
  • Indirizzi web ed indirizzi e-mail diventano automaticamente dei link.